Nel 1929 Bernays realizzò una delle sue iniziative più eclatanti: quella di convincere le donne a fumare, nota anche come "Le fiaccole della libertà". A quel tempo il fumo stava divenendo un vizio crescente negli Stati Uniti, ma per le donne era considerato un tabù, a loro non era consentito fumare in pubblico. Nel 1922 a New York una donna venne addirittura arrestata per aver acceso una sigaretta in strada. Nel 1928 George Washington Hill, presidente dell'associazione dei produttori di tabacco americani (American Tobacco Company), si rivolse a Bernays per trovare il modo di infrangere questo divieto ed aprire il mercato anche al pubblico femminile. Hill gli disse che l'associazione stava perdendo metà del loro mercato perché gli uomini avevano invocato il tabù sul fatto che le donne fumassero in pubblico. Edward consultò uno psicanalista, tale Abraham Arden Brill, per scoprire cosa significassero le sigarette per le donne. Studioso di origini austriache, Brill era stato uno dei primi in America a praticare la psicanalisi, ed aveva studiato in Svizzera con Carl Gustav Jung, oltre ad aver tradotto in inglese molte delle sue opere, assieme a quelle di Freud. In cambio di una grossa somma, Brill confidò a Bernays che secondo lui per le donne le sigarette rappresentavano il simbolo maschile per eccellenza, il pene, e il potere sessuale del maschio. Brill disse a Bernays che se fosse stato possibile trovare il modo di collegare le sigarette all'idea di sfidare il potere maschile, allora le donne evrebbero fumato, perché in quel modo avrebbero posseduto un proprio "pene".
Ogni anno a Broadway, New York si teneva una tradizionale parata di Pasqua a cui partecipavano migliaia di persone. Nell'edizione del 1929, Bernays decise di organizzare un evento: convinse un gruppo di dieci ricche debuttanti femministe a nascondere delle sigarette Lucky Strike sotto la gonna, poi avrebbero sfilato nella parata e ad un suo segnale, le avrebbero accese con fare teatrale. Bernays nel frattempo aveva informato la stampa del fatto che aveva sentito dire che un gruppo di suffragette avrebbe inscenato una protesta accendendo quelle che loro chiamavano "le torce della libertà". Egli sapeva che questo evento avrebbe destato scalpore e che tutti i fotografi sarebbero stati pronti a catturare l'evento. Quindi aveva già preparato la frase "le torce della libertà"; aveva trovato un simbolo, le giovani donne debuttanti, che fumavano una sigaretta in pubblico, con una frase che significava che chiunque fosse favorevole all'uguaglianza avrebbe dovuto sostenerle nel dibattito che ne sarebbe scaturito, perché le torce erano "della libertà". La frase era un chiaro riferimento alla statua "della libertà", simbolo che richiamava l'unità della nazione ed i suoi valori, e che era presente su tutte le monete americane. Il giorno seguente, questo avvenimento non era stato documentato solo sui giornali di New York, ma in quelli di tutti gli Stati Uniti e nel mondo. Il 1º aprile del '29 il New York Times scriveva: "Gruppo di ragazze accendono delle sigarette come gesto di libertà". Da quel giorno in poi, le vendite delle sigarette alle donne aumentarono. Nonostante non fosse riuscito ad eliminare completamente il tabù, Bernays aveva reso questo fatto maggiormente accettato dalla società con un solo atto simbolico. Quello che egli aveva creato era l'idea che se una donna fumava, ciò l'avrebbe resa più potente e indipendente, un'idea che sopravvive ancora oggi. Questa campagna fece aumentare le vendite a tal punto che la società Philip Morris riprese più tardi questa idea per gli uomini, lanciando la figura del famoso cow-boy Marlboro. Tret'anni dopo l'accaduto, Bernays si disse pentito per le conseguenze sulla salute delle donne causate da quell'evento, schierandosi a favore di una Campagna contro i danni del fumo, ed ottenendo gli apprezzamenti della Action on Smoking & Health. In quell'occasione dichiarò: "Se avessi saputo nel 1928 quello che so oggi avrei rifiutato l'offerta di Hill.
Da questo gesto arrivò a capire che era possibile spingere la gente a comportarsi in modo irrazionale se si collegavano i prodotti ai loro desideri emotivi e sentimenti. L'idea che fumare rendesse le donne realmente più libere era completamente irrazionale, ma le faceva sentire più indipendenti. Significava che oggetti insignificanti potevano simboleggiare con forza emotiva il modo in cui un individuo voleva essere visto dagli altri. Bernays si rese conto che il modo di vendere un prodotto "non era di venderlo al tuo intelletto (come per esempio il fatto di comprare un'automobile), ma che tu ti saresti sentito meglio se l'avessi comprata". Fu probabilmente lui a creare l'idea che la gente non acquistava più semplicemente una cosa, ma che era direttamente coinvolta anche a livello emotivo e personale con il prodotto o con il servizio. Non si trattava di "avere bisogno di quel vestito", ma piuttosto di "sentirsi meglio con quel vestito", e questo fu il suo autentico contributo: l'idea di una connessione emozionale con un prodotto o servizio.
Le idee di Bernays e Lippman sul governare le masse presero l'ideale democratico e lo trasformano in un palliativo, in una sorta di distribuzione della pillola della felicità che avrebbe risposto ad un dolore o una necessità immediati, ma senza che ne cambiasse affatto le circostanze oggettive. L'idea della democrazia era centrata sull'idea di cambiare i rapporti di potere che avevano governato il mondo così a lungo, e l'ideale democratico di Bernays era invece di mantenere i rapporti di potere, anche se ciò voleva dire che era necessario stimolare la vita psicologica del pubblico. Secondo lui era questa la cosa da fare. Ma se chi sta al potere riesce a stimolare continuamente il 'Sé irrazionale', in pratica può continuare a fare quello che vuole.
Bernays era diventato una figura centrale nell'élite finanziaria che dominava la società americana e la politica negli anni venti. Era anche diventato molto ricco e viveva in una suite in uno dei più costosi alberghi di New York, nell'attico dell'Hotel Sherry-Netherland, con vista su Central Park, dove spesso teneva delle feste. Usava questo posto per organizzare delle serate a cui partecipava il sindaco, gli esponenti dei media, i leader politici, i leader della finanza, quelli del mondo artistico; tutti volevono conoscerlo per la sua grande notorietà. Aveva contatti con molta gente, tra cui il sindaco, e i senatori, aveva anche la possibilità di chiamarli al telefono. Questa estrema importanza e popolarità, e le conoscenze sulle strategie psicologiche per controllare le masse l'avevano portato a considerare la gente attorno a lui come stupida: se qualcuno avesse fatto le cose diversamente da come le avrebbe fatte lui, lo avrebbe ritenuto un cretino.
sabato 24 marzo 2012
domenica 19 febbraio 2012
Randomissimo
Quel nome oramai gli ronzava in testa da un bel po'... Com'era potuto succedere? La sua desertificazione interiore aveva lasciato il posto a qualcosa di potenzialmente magico, un impeto forse doloroso, una tensione acuta, non si sentiva così da tempo e tutto questo gli stava accadendo vicino, vicino... Avrebbe desiderato andar a vivere in Burkina Faso in quel momento, o magari in Alaska. Tutto faceva presupporre che stava arrivando fulmineamente, in quel mentre si sarebbe rifugiato in quelle liriche di cui pochi erano a conoscenza, ma non sarebbe servito a nulla, sapeva a cosa andava incontro e non voleva sottrarsi a ciò, ma quella cazzo di paura lo tormentava, aveva un incendio da fomentare o da spegnere... Risorse.
sabato 4 febbraio 2012
Poesia Scaruffiana
"Formati a Boston nel 1986, con Black Francis, ovvero Charles Thompson al canto, Joey Santiago alla chitarra, David Lovering alla batteria e Kim Deal al basso, i Pixies ebbero il grande merito di rinnovare uno degli idiomi piu` abusati della musica popolare bianca: il garage-rock. Lo fecero trasmettendo a quel genere, fondato sull'energia brada e sulla melodia immediata, il cervello dello studente medio di college, e cioe` la passione per l'eccentricita`, le spigolosita` dell'arte intellettuale, la prospettiva post-moderna, lo humour dei dormitori e un pizzico di alienazione a fondere un garage-pop melodico e incalzante con armonie caotiche e dissonanti."
Stralci di Ordinaria Follia.
"Ci avete mai fatto caso che LSD e televisione a colori hanno fatto una comparsa simultanea nel mondo dei consumi? due divisioni martellanti e colorate. e noi, cosa facciamo? mettiamo l'una fuorilegge e incasiniamo l'altra. la tv è una cosa inutile, così com'è oggi n mano a certa gente. questo è poco ma sicuro. ho letto sul giornale che durante una recente retata un poliziotto avrebbe ricevuto in pieno viso una bacinella di acido, scagliatali, si afferma, da un presunto fabbricante di allucinogeni. anche questo è uno spreco. vi son fondati motivi per mettere fuori legge LSD e affini (questi stupefacenti possono far uscire di senno) ma altrettanto dicasi del raccogliere barbabietole, dell'avvitare bulloni in una fabbrica d'auto, o lavar piatti o insegnare lettere all'università. se mettessimo fuorilegge tutto ciò che fa diventar matta la gente, l'intera struttura sociale crollerebbe: il matrimonio, la guerra, i trasporti pubblici, il mattatoio, l'apicoltura, la chirurgia, tutto quanto. qualsiasi cosa può far diventare matta la gente poiché la società è fondata su basi false. finchè non avremo ribaltato tutto, i manicomi resteranno pieni. e i recenti tagli ordinati dal nostro governatore al bilancio dei manicomi, in California, mi fanno capire che: la società non ritiene suo dovere curare quelli che la società stessa ha atto impazzire, specie in periodi di strettezze e inflazione e supertasse. meglio usare quei soldi per costruire strade, o farne piovere qualche grullo, leggero leggero, sui negri, tanto per tenerli buoni, chè non diano fuoco alle nostre città. io ho un'idea migliore: perché non ammazzarli i matti? pensate, quanto denaro risparmiato. perfino un pazzo mangia, e tocca dargli da dormire. eppoi sono disgustosi: cacciano quegli urli bestiali, berciano di merda le pareti, e così ia. basta istituire un tribunale medico, che prenda le decisioni del caso, e arruolare qualche bella infermiera (femmine e maschi) per soddisfare i bisogni sessuali degli psichiatri-giudici.
ma torniamo più o meno all' LSD. com'è vero che hi non risica non rosica, è anche vero che più arrischi e più ottieni. qualsiasi attività creativa complessa (dipingere, scrivere poesie, svaligiare banche, fare il dittatore e così via) ti conduce al punto in cui pericolo e miracolo sono come fratelli siamesi. raramente arrivi al traguardo, ma durante il tragitto hai modo di trovare la vita interessante. è bello andare a letto con la moglie di un altro ma, lo sai, un giorno o l'altro sarai colto con le braghe calate. ciò serve a rendere il fatto più piacevole. i nostri peccati vengono fabbricati in cielo per creare il nostro inferno, di cui evidentemente abbiamo bisogno. diventa bravo in qualsiasi campo, e ti crei subito dei nemici. i campioni vengono innalzati affinché la folla provi poi maggior gusto a vederli rotolare, battuti, fra la merda, e gode a subissarli di fischi. gli stolti perlopiù la fanno franca. un vincitore può essere abbattuto da un fucile ordinato per posta (così dice la favola) oppure dal suo stesso fucile da caccia in una piccola città come Ketchum. o come Adolf e la sua puttana far harakiri all'ultima pagina della loro storia.
l'LSD può farti a pezzi perché non è un'arena per leali impiegati delle poste, certo, l'acido cattivo al pari di una cattiva puttana può metterti fuori gioco. anche il gin fattincasa nella vasca da bagno ha avuto, durante il proibizionismo, i suoi bei dì. la legge crea la propria malattia in velenosi mercati neri. ma, perlopiù, i brutti "viaggi" psichedelici sono dovuti al fatto che chi vi si imbarca era già avvelenato. dalla stessa società. se un uomo ha preoccupazioni, per l'affitto, la rata dell'auto, il cartellino da timbrare, mandar il figlio all'università, portar l'amante a cena in un locale carissimo, l'opinione dei vicini di casa, il bene della patria, allora una compressa di LSD lo farà, probabilmente, impazzire perché, in certo senso, è già pazzo e tira avanti solo perché è trascinato dalla corrente, sostenuto dalla routine, intontito da tutto il fracasso che l'esenta dal pensare con la propria testa. per un trip ci vuole uno che non sia già stato messo in gabbia, che non sia stato già inculato dalla grande Paura che, in tal modo, spinge avanti l'intera società. purtroppo, molti uomini sopravvalutano se stessi come liberi pensatori. ed è un grosso sbaglio della generazione hippie, non fidarsi di nessuno oltre i 30 anni. trent'anni non vuol dire un accidenti. molte persone vengono catturate e addomesticate già all'età di sett'ott' anni. molti giovani SEMBRANO liberi ma si tratta solo di un fatto chimico e energetico che riguarda il corpo e non già di una realtà che riguarda lo spirito. ho conosciuto uomini liberi nei posti più strani e a TUTTE le età (portieri, ladri d'auto, benzinai) e anche alcune donne libere (infermiere o cameriere perlopiù) e di QUALSIASI età. l'anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci: soprattutto perché provi un senso di benessere, quando gli sei vicino.
un viaggio psichedelico vi mostra cose non soggette ad alcuna norma. vi mostrerà cose che non sono nei libri di testo e cose contro cui non potete sporgere querela, o reclamare in municipio. l'erba rende semplicemente più sopportabile l'attuale società: l'LSD è invece una nuova società a sé stante. se tu sei un inserito, puoi pure rubricare l'LSD come "droga allucinogena" e lavartene le mani. ma quel che s'intende per "allucinazione" varia a seconda di dove ti trovi, ovvero del polo sul quale ti orienti. qualsiasi cosa ti succede quando ti succede diviene realtà: sia un film, un sogno, un atto sessuale, ammazzare, venir ammazzato o mangiare una pizza. solo le bugie vengono imposte dopo. quel che succede, succede. allucinazione è solo un vocabolo, e un piedistallo sociale. quand'uno muore, per lui la faccenda è molto reale; per gli altri, solo una disgrazia o un ingombro da levar di torno. e per questo c'è il cimitero. quando il mondo ammetterà che TUTTE le parti rientrano nel quadro d'insieme, si potrà cominciare a sperare. qualsiasi cosa l'uomo vede è vera. non è mica stata portata lì da una qualche forza estranea: era lì prima che lui nascesse. non biasimatelo per il fatto che egli adesso la vede, e non date a lui la colpa se diventa matto solo perché maestri e sacerdoti non furono abbastanza saggi da insegnargli che l'esplorazione della realtà non ha mai termine, e che siamo degli stronzi a limitarci all'abbiccì del mondo. non è l'LSD la causa del brutto viaggio: ma tua madre, il governo, la ragazza di rimpetto, il gelataio dalle mani sudicie, lo studio imposto controvoglia dell'algebra o dello spagnolo, la puzza di un cesso del 1926, un uomo dal naso troppo lungo quando a te t'hanno detto che i nasoni sono brutti; sono stati i lassativi, la causa, è stata la Brigata Abramo Lincoln, la pubblicità della margarina, la faccia di Roosvelt, sono state le caramelle al limone, è stato lavorare per 10 anni in una fabbrica e venirne licenziato perché sei arrivato in ritardo di 5 minuti, è stato per via di quel fregnone che t'insegnava la storia in quinta elementare, è stato per via del tuo cane investito da un'auto e nessuno che ti fa da testimone, è stato per via di tante cose la cui lista verrebbe lunga 5 chilometri.
un brutto viaggio? tutto questo Paese, tutto il mndo sta compiendo un brutto viaggio, amico mio. ma a te t'arrestano per aver ingoiato una compressa.
io vado ancora a birra perché, a 47 anni ho molti ganci conficcati nel corpo. sarei un bel cretino se pensassi di essere sfuggito a tutti i loro trabocchetti e incastri. credo che Jeffers l'abbia detta giusta, quando ha detto, più o meno, stai attento alle trappole, amico, ce n'è un sacco, e anche Dio c'è cascato ain una trappola quando una volta scese su 'sta terra. naturalmente, molti di noi dubitano che fosse davvero Dio. ma, a quanto parlava troppo. chiunque può parlare troppo. anche Timothy Leary. pure io.
oggi è sabato e fa freddo, il sole sta andando sotto. cosa fate voialtri alla sera? fossi Liza, mi pettinerei i capelli, ma però non sono Liza. bene, ho qui un vecchio numero del National Geographic e le foto sulla carta patinata dan l'idea di qualcosa di vero, qualcosa che accade. non è così, naturalmente. in questo caseggiato sono tutti ubriachi. un alveare di persone sbronze in attesa della fine. passano delle donne per la via, sotto la mia finestra. io esalo, sibilo, una parola stanca e gentile come "merda," poi strappo via 'sto foglio dal rullo della macchina da scrivere. e ve lo regalo."
Mr. Nonciclopedia
"2011: Drew Barrymore ci ha dato il suo culo e in cambio gli abbiam dedicato sta robaccia dabsteeeep che parla del banano che ha in giardino Phil"
mercoledì 1 febbraio 2012
Mr. Desiato Is Back
" - Ma come, non conosci Hotblack Desiato? - fece Zaphod. - Non hai mai dunque sentito parlare della Zona Del Disastro?
- No - disse Trillian.
- No - disse Trillian.
- Il più grande - disse Ford. - il più scatenato...
- Il più ricco... - suggerì Zaphod.
- ...gruppo rock della storia del... - Arthur non trovò la parola.
- ...dell'umanità stessa - disse Zaphod.
- Ma davvero? - disse Trillian.
- San Fottone - fece Zaphod - Siamo qui alla fine dell'Universo e tu non hai nemmeno vissuto. Ti sei persa delle cose notevoli, sai? "
- ...dell'umanità stessa - disse Zaphod.
- Ma davvero? - disse Trillian.
- San Fottone - fece Zaphod - Siamo qui alla fine dell'Universo e tu non hai nemmeno vissuto. Ti sei persa delle cose notevoli, sai? "
domenica 29 gennaio 2012
Recensione Delirivm Cordia (ondarock)
Che rapporto c'è tra la musica e l'ascoltatore? Come si definisce l'interazione tra la creazione e il fruitore? La musica esiste a prescindere dal soggetto che ascolta? Sì, certo, la musica necessita di un'atmosfera che propaghi le onde sonore e di un essere senziente che traduca tali informazioni in sensazione, quindi in tal senso l'oggetto musica non esiste e non può che definirsi nell'implosione nel soggetto-ascoltatore, ma partendo da un livello diverso, più estetico-emotivo che filosofico, la musica ci prescinde? Esiste e si caratterizza come oggetto indipendente? Se pensiamo all'"Inno alla gioia" di Beethoven o a "Stairway To Heaven" viene da pensare di sì, che siano lì, immote, fenomeni dati a priori con i quali ci interfacciamo, ma che non "sono" una nostra sensazione. Diremmo lo stesso di "Delirium Cordia"?
La centralità del soggetto, non in senso commerciale ovviamente, è rivoluzione recente. Negli anni Venti la nascita della fisica quantistica ha posto il soggetto, semplice spettatore nell'ottica newtoniana, come essenziale nella determinazione della fenomenologia, più o meno negli stessi anni nelle arti figurative (penso banalmente a Kandinsky, ma non sono un esperto) e forse anche nella letteratura si è frantumata la centralità del significato e del contenuto, la forma in sé è diventata contenuto e in sé perfetta, limpida, incontaminata, autogiustificata perché pura sensazione e in quanto tale inscindibile dal soggetto. E in musica? Bisognerebbe intendersene e in tal senso aspetto contributi, certo che tra Mahler e Stockausen corrono pochi decenni, ma sembrano millenni.
Da qualche parte, non saprei dove, si è passati dal contenuto/composizione alla forma/suono, passando da un pensiero forte, epico, totalizzante della musica a un pensiero debole, evanescente, relativo. Tutto ciò, se da una parte ha aperto prospettive audaci, di straordinaria antropologia musicale, con pagine di straordinaria profondità (profondità, ovviamente, che è dell'ascolto e dell'ascoltatore, non della musica in sé), dall'altra una concezione debole della musica ha aperto un serraglio da cui non potevano che uscire compositori deboli.
Forse nella storia non è mai stato così facile fare musica. Inoltre, lo svincolare l'arte dall'oggetto ha aperto le porte sia alla più completa aleatorietà critica sia a un giustificazionismo senza precedenti per cui l'opera musicale in buona sostanza può giustificare da sé la propria esistenza solo per il fatto che è sensazione. A una critica con un atavico complesso d'inferiorità come quella rock questo ha permesso di potersi sviluppare, ricercando faticosamente un proprio linguaggio e una propria peculiarità, nella più completa anarchia logica ed estetica. In altri termini, si è passati dalla centralità della struttura musicale alla centralità della sensazione, in quanto tale inconoscibile e insondabile, ma proprio per questo paradossalmente più condivisa e dialetticamente libera. Non potendo dire nulla si è finito per dire di tutto, e questo spiega il successo, altrimenti inspiegabile, di certe opere.
Però è anche una questione di prospettiva. Personalmente sono tenacemente legato al pensiero forte ma sto giungendo alla conclusione che un'opera va giudicata nella prospettiva in cui è stata creata. Per cui, chiedersi se Mike Patton sia un genio o un bluff ha risposte multiple in relazione alla visuale che vogliamo accettare.
"Delirium Cordia" è un disco così, fuori dal contesto della musica come "sensazione sonora", quindi legata imprescindibilmente all'ascoltatore, è un disco di una debolezza disarmante, all'interno di tale perimetro si erge come un disco incredibile. Un unico, lugubre, inquietante brano di oltre 70 minuti frutto dell'unione seriale di parti distinte e ben delineate. Una specie di "Tubular Bells" degli inferi. Un flusso sonoro visionario, oscuro, straordinariamente psichedelico, fatto di accenni di canto, voci, fields recordings, accordi pianistici, cori liturgici, tastiere ambientali, passaggi doom subito troncati, sprazzi, invero contenuti, rumoristici, accordi isolati, ipotesi melodiche. Un disco che non va ascoltato e, mi si scuserà, ancor meno descritto, ma va vissuto.
In tale contesto, e solo in tale contesto, non si mancherà di rimanere rapiti dal suo straordinario equilibrio, dalle sue notevolissime risonanze emotive, dal suo farsi oscurità in senso pienamente esistenziale, profondo, tragico. Ecco, una quieta tragedia sottende "Delirium Cordia", opera astratta eppure di pressante fisicità. Il metodo di lavoro è clamorosamente zorniano, ma in Zorn , artista geniale che però spesso soffoca se stesso specchiandosi in una eccentricità che è metodo, quindi accademia, non si rileva lo stesso feeling, la stessa straordinaria capacità di crearsi come universo acustico di dirompente forza drammaturgica e letteraria.
"Delirium Cordia" è uno di quei dischi in cui è limitativo affermare che suscitano sensazioni, è una di quelle opere che "sono" sensazione e solo in essa trovano valore. Gli elementi sono in sé chiari: Zorn, l'ambient dissonante di autori sconosciutissimi come gli Organum, estranianti digressioni para-metalliche, limitati passaggi noise, cori mistici ecc.
Quello che è stupefacente è la totalizzazione emotiva che emerge olisticamente dall'unione delle singole parti. Quello che è stupefacente è l'imponente scenario che si estende dall'inizio, con la puntina di un giradischi che si appoggia sul disco, alla fine con la stessa puntina che, bloccata, gira senza rientrare per 15 e più minuti. Un giradischi. Che vogliano dirci di ascoltare "Delirium Cordia" come un classico, con l'attenzione e l'amore che una volta, all'epoca dei giradischi appunto, si riservava alla musica?
La centralità del soggetto, non in senso commerciale ovviamente, è rivoluzione recente. Negli anni Venti la nascita della fisica quantistica ha posto il soggetto, semplice spettatore nell'ottica newtoniana, come essenziale nella determinazione della fenomenologia, più o meno negli stessi anni nelle arti figurative (penso banalmente a Kandinsky, ma non sono un esperto) e forse anche nella letteratura si è frantumata la centralità del significato e del contenuto, la forma in sé è diventata contenuto e in sé perfetta, limpida, incontaminata, autogiustificata perché pura sensazione e in quanto tale inscindibile dal soggetto. E in musica? Bisognerebbe intendersene e in tal senso aspetto contributi, certo che tra Mahler e Stockausen corrono pochi decenni, ma sembrano millenni.
Da qualche parte, non saprei dove, si è passati dal contenuto/composizione alla forma/suono, passando da un pensiero forte, epico, totalizzante della musica a un pensiero debole, evanescente, relativo. Tutto ciò, se da una parte ha aperto prospettive audaci, di straordinaria antropologia musicale, con pagine di straordinaria profondità (profondità, ovviamente, che è dell'ascolto e dell'ascoltatore, non della musica in sé), dall'altra una concezione debole della musica ha aperto un serraglio da cui non potevano che uscire compositori deboli.
Forse nella storia non è mai stato così facile fare musica. Inoltre, lo svincolare l'arte dall'oggetto ha aperto le porte sia alla più completa aleatorietà critica sia a un giustificazionismo senza precedenti per cui l'opera musicale in buona sostanza può giustificare da sé la propria esistenza solo per il fatto che è sensazione. A una critica con un atavico complesso d'inferiorità come quella rock questo ha permesso di potersi sviluppare, ricercando faticosamente un proprio linguaggio e una propria peculiarità, nella più completa anarchia logica ed estetica. In altri termini, si è passati dalla centralità della struttura musicale alla centralità della sensazione, in quanto tale inconoscibile e insondabile, ma proprio per questo paradossalmente più condivisa e dialetticamente libera. Non potendo dire nulla si è finito per dire di tutto, e questo spiega il successo, altrimenti inspiegabile, di certe opere.
Però è anche una questione di prospettiva. Personalmente sono tenacemente legato al pensiero forte ma sto giungendo alla conclusione che un'opera va giudicata nella prospettiva in cui è stata creata. Per cui, chiedersi se Mike Patton sia un genio o un bluff ha risposte multiple in relazione alla visuale che vogliamo accettare.
"Delirium Cordia" è un disco così, fuori dal contesto della musica come "sensazione sonora", quindi legata imprescindibilmente all'ascoltatore, è un disco di una debolezza disarmante, all'interno di tale perimetro si erge come un disco incredibile. Un unico, lugubre, inquietante brano di oltre 70 minuti frutto dell'unione seriale di parti distinte e ben delineate. Una specie di "Tubular Bells" degli inferi. Un flusso sonoro visionario, oscuro, straordinariamente psichedelico, fatto di accenni di canto, voci, fields recordings, accordi pianistici, cori liturgici, tastiere ambientali, passaggi doom subito troncati, sprazzi, invero contenuti, rumoristici, accordi isolati, ipotesi melodiche. Un disco che non va ascoltato e, mi si scuserà, ancor meno descritto, ma va vissuto.
In tale contesto, e solo in tale contesto, non si mancherà di rimanere rapiti dal suo straordinario equilibrio, dalle sue notevolissime risonanze emotive, dal suo farsi oscurità in senso pienamente esistenziale, profondo, tragico. Ecco, una quieta tragedia sottende "Delirium Cordia", opera astratta eppure di pressante fisicità. Il metodo di lavoro è clamorosamente zorniano, ma in Zorn , artista geniale che però spesso soffoca se stesso specchiandosi in una eccentricità che è metodo, quindi accademia, non si rileva lo stesso feeling, la stessa straordinaria capacità di crearsi come universo acustico di dirompente forza drammaturgica e letteraria.
"Delirium Cordia" è uno di quei dischi in cui è limitativo affermare che suscitano sensazioni, è una di quelle opere che "sono" sensazione e solo in essa trovano valore. Gli elementi sono in sé chiari: Zorn, l'ambient dissonante di autori sconosciutissimi come gli Organum, estranianti digressioni para-metalliche, limitati passaggi noise, cori mistici ecc.
Quello che è stupefacente è la totalizzazione emotiva che emerge olisticamente dall'unione delle singole parti. Quello che è stupefacente è l'imponente scenario che si estende dall'inizio, con la puntina di un giradischi che si appoggia sul disco, alla fine con la stessa puntina che, bloccata, gira senza rientrare per 15 e più minuti. Un giradischi. Che vogliano dirci di ascoltare "Delirium Cordia" come un classico, con l'attenzione e l'amore che una volta, all'epoca dei giradischi appunto, si riservava alla musica?
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