domenica 29 gennaio 2012
domenica 8 gennaio 2012
Sogno o son desto?
Nell'Olimpo di metasogni introdotti da filastrocche musichevoli provenienti da luna park metropolitani appartenenti all'era pre-turbocapitalistica statunitense...
giovedì 5 gennaio 2012
Non ricordo. Non ricordo, no.
1.Matana Roberts - Coin Coin Chapter One
Il jazz che torna alle origini dell'espressività nera facendo nello stesso tempo un balzo in avanti incredibile: scampoli free, teatralità espressionista, echi post rock, anima world. Siamo di fronte a un disco epocale, credo.
2.Colin Stetson - New History Warfare vol 2: Judges + Those Who Didn't Run EP
Un uomo e il suo strumento. Melodie laceranti immerse in un inferno meccanico e straniante, un'orchestra prodotta dal solo fiato che distrugge anima e sensi: altro lavoro che farà la storia.
3.Massive Attack + Burial - Four Walls EP
Prendere il trip-hop e dilatarlo fino a farlo diventare land-art: dopo la pausa "pop" i Massive Attack incontrano l'avanguardia elettronica e portano il concetto di ipnosi ai massimi livelli.
4.Ben Frost + Daniel Bjarnason - Solaris
E fu così che Ben Frost scoprì il minimalismo più crepuscolare e il potere evocativo degli archi: arte allo stato puro da cui farsi travolgere, senza aggiungere troppe parole.
5.Bon Iver - Bon Iver
Voglio incoraggiare il ragazzo e piazzarlo in top five: bellezza allo stato puro, tinte, paesaggi, atmosfera.
6.Bjork - Biophilia
La regina è viva e tira fuori il suo disco "colto": musica cosmica, avanguardia novecentesca ma sopratutto una sensibilità sacrale/minimalista che non è roba da tutti i giorni.
7.Radiohead - The King Of Limbs
Fosse finito con Feral sarebbe in top three, purtroppo ci sono Separator e Give Up The Ghosts oltre che una perla fuori contesto (Codex) e un pezzo poco sopra la sufficienza (Lotus Flower). Restano tante idee e la grande classe di sempre.
8.PJ Harvey - Let England Shake
Disco ruvido, abrasivo con un'emotività semplicemente incredibile.
9.Alva Noto + Ryuichi Sakamoto - Summvs
Con riserva, perchè devo riascoltarlo e potrebbe salire. Comunque se si potesse dare un suono alla perfezione suonerebbe più o meno così.
10.Noel Gallagher's High Flying Birds - Noel Gallagher's High Flying Birds
Si merita la top 10 solo perchè l'ho letteralmente consumato. Poco da dire: mi piace e mi intrattiene, semplicemente.
Il jazz che torna alle origini dell'espressività nera facendo nello stesso tempo un balzo in avanti incredibile: scampoli free, teatralità espressionista, echi post rock, anima world. Siamo di fronte a un disco epocale, credo.
2.Colin Stetson - New History Warfare vol 2: Judges + Those Who Didn't Run EP
Un uomo e il suo strumento. Melodie laceranti immerse in un inferno meccanico e straniante, un'orchestra prodotta dal solo fiato che distrugge anima e sensi: altro lavoro che farà la storia.
3.Massive Attack + Burial - Four Walls EP
Prendere il trip-hop e dilatarlo fino a farlo diventare land-art: dopo la pausa "pop" i Massive Attack incontrano l'avanguardia elettronica e portano il concetto di ipnosi ai massimi livelli.
4.Ben Frost + Daniel Bjarnason - Solaris
E fu così che Ben Frost scoprì il minimalismo più crepuscolare e il potere evocativo degli archi: arte allo stato puro da cui farsi travolgere, senza aggiungere troppe parole.
5.Bon Iver - Bon Iver
Voglio incoraggiare il ragazzo e piazzarlo in top five: bellezza allo stato puro, tinte, paesaggi, atmosfera.
6.Bjork - Biophilia
La regina è viva e tira fuori il suo disco "colto": musica cosmica, avanguardia novecentesca ma sopratutto una sensibilità sacrale/minimalista che non è roba da tutti i giorni.
7.Radiohead - The King Of Limbs
Fosse finito con Feral sarebbe in top three, purtroppo ci sono Separator e Give Up The Ghosts oltre che una perla fuori contesto (Codex) e un pezzo poco sopra la sufficienza (Lotus Flower). Restano tante idee e la grande classe di sempre.
8.PJ Harvey - Let England Shake
Disco ruvido, abrasivo con un'emotività semplicemente incredibile.
9.Alva Noto + Ryuichi Sakamoto - Summvs
Con riserva, perchè devo riascoltarlo e potrebbe salire. Comunque se si potesse dare un suono alla perfezione suonerebbe più o meno così.
10.Noel Gallagher's High Flying Birds - Noel Gallagher's High Flying Birds
Si merita la top 10 solo perchè l'ho letteralmente consumato. Poco da dire: mi piace e mi intrattiene, semplicemente.
lunedì 26 dicembre 2011
Ti amo, oh citazione.
inoltre, quale sarebbe la "vita vera"...? contrapposta a quella virtuale...?
per me "reale" è soltanto ciò che accade nella mia testa... (cit.)
per me "reale" è soltanto ciò che accade nella mia testa... (cit.)
venerdì 23 dicembre 2011
La depressione è quasi rincuorante
A me era cominciata in Giappone. La vita era una continua corsa, piena di doveri. Ogni rapporto era difficile, contorto. Non avevo – o credevo di non avere- mai un momento in cui tirare il fiato; mai un attimo in cui non mi sentissi in colpa per qualcos’altro che avrei dovuto fare. Mi alzavo la mattina e mi pareva d’avere sulle spalle il fardello del mondo; c’erano giorni in cui il solo vedere il pacco di quotidiani sotto la porta di casa mi faceva venire il groppo in gola.
Ovviamente il Giappone in sé, con la sua società tutta in una camicia di forza, con la sua gente sempre a recitare una parte e mai naturale, era opprimente. Ma io pagavo anche il prezzo di questo strano mestiere di giornalista . Si è sempre là dove c’è un qualche dramma e non si può assistere per anni, impunemente, a rivoluzioni fallite, delitti irrisolti, speranze deluse, problemi senza soluzione. Vietnam, Cambogia, Tien An Men: sempre cadaveri, gente che scappa e, lentamente, a convinzione che niente serve a niente e che il momento della giustizia non arriverà mai. Alla fine anche le parole, usate e riusate per descrivere sempre le stesse situazioni, gli stessi massacri, le facce dei morti e i pianti dei sopravvissuti mi parevano aver perso ogni loro significato. Tutte mi suonavano ormai come cocci rotti.
In quelle condizioni era naturale essere depresso, come è normale che lo sia per chiunque abbia ancora un’idea di quel che la vita potrebbe essere e non è. La depressione diventa un diritto, quando uno si guarda attorno e non vede niente o nessuno che lo ispiri, quando il mondo sembra scivolare via in una gora d’ottusità e di grettezza materialista. Non ci sono più ideali, non ci sono più fedi, non ci sono più sogni. Non c’è più niente di grande in cui credere; non un maestro a cui rifarsi.
Raramente l’umanità è stata, come in questi tempi, priva di figure portanti, di personaggi luce. Dov’è un grande filosofo, un grande pittore, un grande scrittore, un grande scultore? I pochi che vengono in mente sono soprattutto fenomeni di pubblicità, e di marketing.
La politica, più di ogni altro settore della società, specie quella occidentale, è in mano ai mediocri, grazie proprio alla democrazia, divenuta ormai un’aberrazione dell’idea originale quando si trattava di votare se andare o no in guerra contro Sparta e poi… di andarci davvero, andarci di persona, magari a morire. Oggi, per i più, democrazia vuol dire andare ogni quattro o cinque anni a mettere una croce su un pezzo di carta ed eleggere qualcuno che, proprio perché deve piacere a tanti, ha necessariamente da essere medio, mediocre e banale come sono sempre le maggioranze. Se mai ci fosse una persona eccezionale, qualcuno con delle idee fuori dal comune, con un qualche progetto che non fosse quello di imbonire tutti promettendo felicità, quel qualcuno non verrebbe mai eletto. Il voto dei più non lo avrebbe mai.
E l’arte, quella scorciatoia alla percezione di grandezza? Anche lei non aiuta più la gente a capire l’essenza delle cose. La musica sembra ormai fatta per arrivare alle orecchie, non all’anima; la pittura è spesso un’offesa agli occhi; la letteratura, anche lei, è sempre più dominata dalle leggi del “mercato”. E chi legge più la poesia? Il suo valore esaltante è stato dimenticato! Eppure una poesia può accendere nel petto un calore, forte come quello dell’amore. Una poesia, meglio di tutti i whiskey, meglio del Valium e del Prozac potrebbe “tirare su”, sollevare l’animo, perché alza il punto di vista da cui guardare il mondo. Quando ci si sente soli ci sarebbe da trovare più compagnia nel leggere dei bei versi che nell’accendere la televisione.
Angela dice che, se dovesse eliminare una delle invenzioni di questo secolo, ancora prima della bomba atomica, eliminerebbe la televisione. Non ha tutti i torti. La televisione riduce la nostra capacità di concentrazione, ottunde le nostre passioni, ci impedisce di riflettere, imponendosi come il più importante – quasi il solo – veicolo di conoscenza. Eppure nessuna verità è più falsa di quella della televisione che, per sua necessità, trasforma ogni avvenimento, ogni emozione in uno spettacolo, con il risultato che nessuno riesce più a commuoversi o a indignarsi per qualcosa. Attraverso la televisione abbiamo immagazzinato milioni di informazioni, ma siamo diventati moralmente ignoranti. La televisione distrae, fa passare il tempo! Ma è davvero quel che vogliamo?
Più ci si guarda attorno, più ci si rende conto che il nostro modo di vivere si fa sempre più insensato. Tutti corrono, ma verso dove? Perché? Molti sentono che questo correre non ci si addice e ci fa perdere tanti vecchi piaceri. Ma chi ha ormai il coraggio di dire: “Fermi! Cambiamo strada”? Eppure, se fossimo spersi in una foresta o in un deserto, ci daremmo da fare per cercare una via d’uscita! Perché non far lo stesso con questo benedetto progresso che ci allunga la vita, ci rende più ricchi, più sani, più belli, ma in fondo ci fa anche sempre meno felici?
Non c’è da meravigliarsi che la depressione sia diventata un male tanto comune. È quasi rincuorante. È un segno che dentro la gente resta un desiderio d’umanità.
Alla fine di cinque anni a Tokyo, sempre in mezzo ai suoni, ai rumori della folla, mi sentivo addosso come un veleno e decisi che dovevo curarmi. (…) La natura, la straordinaria natura, mi dette una mano e mi rimise in sesto.
Ovviamente il Giappone in sé, con la sua società tutta in una camicia di forza, con la sua gente sempre a recitare una parte e mai naturale, era opprimente. Ma io pagavo anche il prezzo di questo strano mestiere di giornalista . Si è sempre là dove c’è un qualche dramma e non si può assistere per anni, impunemente, a rivoluzioni fallite, delitti irrisolti, speranze deluse, problemi senza soluzione. Vietnam, Cambogia, Tien An Men: sempre cadaveri, gente che scappa e, lentamente, a convinzione che niente serve a niente e che il momento della giustizia non arriverà mai. Alla fine anche le parole, usate e riusate per descrivere sempre le stesse situazioni, gli stessi massacri, le facce dei morti e i pianti dei sopravvissuti mi parevano aver perso ogni loro significato. Tutte mi suonavano ormai come cocci rotti.
In quelle condizioni era naturale essere depresso, come è normale che lo sia per chiunque abbia ancora un’idea di quel che la vita potrebbe essere e non è. La depressione diventa un diritto, quando uno si guarda attorno e non vede niente o nessuno che lo ispiri, quando il mondo sembra scivolare via in una gora d’ottusità e di grettezza materialista. Non ci sono più ideali, non ci sono più fedi, non ci sono più sogni. Non c’è più niente di grande in cui credere; non un maestro a cui rifarsi.
Raramente l’umanità è stata, come in questi tempi, priva di figure portanti, di personaggi luce. Dov’è un grande filosofo, un grande pittore, un grande scrittore, un grande scultore? I pochi che vengono in mente sono soprattutto fenomeni di pubblicità, e di marketing.
La politica, più di ogni altro settore della società, specie quella occidentale, è in mano ai mediocri, grazie proprio alla democrazia, divenuta ormai un’aberrazione dell’idea originale quando si trattava di votare se andare o no in guerra contro Sparta e poi… di andarci davvero, andarci di persona, magari a morire. Oggi, per i più, democrazia vuol dire andare ogni quattro o cinque anni a mettere una croce su un pezzo di carta ed eleggere qualcuno che, proprio perché deve piacere a tanti, ha necessariamente da essere medio, mediocre e banale come sono sempre le maggioranze. Se mai ci fosse una persona eccezionale, qualcuno con delle idee fuori dal comune, con un qualche progetto che non fosse quello di imbonire tutti promettendo felicità, quel qualcuno non verrebbe mai eletto. Il voto dei più non lo avrebbe mai.
E l’arte, quella scorciatoia alla percezione di grandezza? Anche lei non aiuta più la gente a capire l’essenza delle cose. La musica sembra ormai fatta per arrivare alle orecchie, non all’anima; la pittura è spesso un’offesa agli occhi; la letteratura, anche lei, è sempre più dominata dalle leggi del “mercato”. E chi legge più la poesia? Il suo valore esaltante è stato dimenticato! Eppure una poesia può accendere nel petto un calore, forte come quello dell’amore. Una poesia, meglio di tutti i whiskey, meglio del Valium e del Prozac potrebbe “tirare su”, sollevare l’animo, perché alza il punto di vista da cui guardare il mondo. Quando ci si sente soli ci sarebbe da trovare più compagnia nel leggere dei bei versi che nell’accendere la televisione.
Angela dice che, se dovesse eliminare una delle invenzioni di questo secolo, ancora prima della bomba atomica, eliminerebbe la televisione. Non ha tutti i torti. La televisione riduce la nostra capacità di concentrazione, ottunde le nostre passioni, ci impedisce di riflettere, imponendosi come il più importante – quasi il solo – veicolo di conoscenza. Eppure nessuna verità è più falsa di quella della televisione che, per sua necessità, trasforma ogni avvenimento, ogni emozione in uno spettacolo, con il risultato che nessuno riesce più a commuoversi o a indignarsi per qualcosa. Attraverso la televisione abbiamo immagazzinato milioni di informazioni, ma siamo diventati moralmente ignoranti. La televisione distrae, fa passare il tempo! Ma è davvero quel che vogliamo?
Più ci si guarda attorno, più ci si rende conto che il nostro modo di vivere si fa sempre più insensato. Tutti corrono, ma verso dove? Perché? Molti sentono che questo correre non ci si addice e ci fa perdere tanti vecchi piaceri. Ma chi ha ormai il coraggio di dire: “Fermi! Cambiamo strada”? Eppure, se fossimo spersi in una foresta o in un deserto, ci daremmo da fare per cercare una via d’uscita! Perché non far lo stesso con questo benedetto progresso che ci allunga la vita, ci rende più ricchi, più sani, più belli, ma in fondo ci fa anche sempre meno felici?
Non c’è da meravigliarsi che la depressione sia diventata un male tanto comune. È quasi rincuorante. È un segno che dentro la gente resta un desiderio d’umanità.
Alla fine di cinque anni a Tokyo, sempre in mezzo ai suoni, ai rumori della folla, mi sentivo addosso come un veleno e decisi che dovevo curarmi. (…) La natura, la straordinaria natura, mi dette una mano e mi rimise in sesto.
da "Un indovino mi disse", Tiziano Terzani, 1995.
venerdì 9 dicembre 2011
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